Gabriele Adinolfi

Gabriele Adinolfi

Gabriele Adinolfi (Roma, 3 gennaio 1954) è un militante politico, intellettuale, giornalista, fondatore negli anni settanta di Terza Posizione e in seguito promotore di centri studi e riviste, scrittore, saggista, animatore d'iniziative metapolitiche e militanti in Italia e in Europa.

Impegnato in prima linea fin dal 1968, espone un pensiero radicale e non estremistico, realistico e non stereotipato, in cui coniuga costantemente fedeltà e innovazione. È fautore di una rivoluzione europea, soprattutto culturale ed esistenziale, fondata sulla creatività e sull’alternativa e non sulla frustrazione rabbiosa dell’impotenza.

Da sempre esprime analisi di punta, tanto sulle strutture di potere che sui mutamenti sociologici, quindi propone, e anticipa, formule organizzative politiche inconsuete, cui contribuisce a dare forma e che poi, pian piano, fanno presa altrove, contribuendo così a che l’avanguardia si coniughi con quella “rivoluzione silenziosa” che egli vede in atto, mossa da necessità storica e metafisica.

Il Mito, la forza della Memoria, la Fedeltà al sangue, all’idea, al suolo, ai principi, sono le fondamenta sul quale egli basa la continuità, l’attualizzazione e la proiezione verso il futuro, lontano da ogni concezione museale, da qualsiasi sclerotizzazione e fossilizzazione dei geni e del pensiero.

Attivo in diverse nazioni europee, i suoi scritti e i suoi interventi vanno anche oltre quei confini, ad esempio in Canada, in Cile, in Argentina. I suoi articoli vengono tradotti e diffusi in varie lingue: francese, spagnolo, portoghese, inglese, polacco, ucraìno, catalano, tedesco, svedese. E contribuiscono così a cambiare la mentalità facendola uscire dai ghetti.

Cos’ha fatto e cosa fa oggi Adinolfi?

Per farsi un’idea organica del suo agire, forse niente di meglio che partire dalla meticolosa indagine antifa pubblicata sul sito di un’università americana.

Come indagine non è molto precisa. Soprattutto la prima parte, quella che tratta i primi anni della sua attività, è zeppa di imprecisioni e di confusioni. L’analisi però, al netto di un certo sensazionalismo e di una costante esagerazione, rende abbastanza bene l’idea del suo operare.

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